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Libri in discussione

Quaderni della ginestra                                         n° 20, anno 2017/1

L’INDIVIDUALISMO SOLIDALE E ANTIELITARISTA DI WILLIAM JAMES

Il volume L’importanza degli individui raccoglie quattro saggi di William James. In essi si rintraccia un individualismo solidale e antielitarista. Nel primo saggio, pubblicato nel 1880 con il nome I grandi uomini e il loro ambiente, James avanza la tesi principale secondo cui l’evoluzione sociale è determinata, direttamente, dagli individui e, in particolare, dai grandi uomini, che influenzano l’ambiente in cui operano; indirettamente, dall’ambiente, che adotta o rifiuta il grande uomo. A proposito di questa tesi vanno osservate almeno tre cose. In primo luogo, essa è sostenuta presupponendo una particolare idea, che caratterizzerà la teoria jamesiana delle emozioni pochi anni più tardi.

di ALFONSO FRIJO 

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ANARCHISMO E STORIOGRAFIA

Il libro L’anarchismo italiano. Storia e storiografia comprende una raccolta di scritti a cura di Giampietro Berti e Carlo De Maria. Frutto di un seminario e di un convegno tenuti a Reggio Emilia, rispettivamente nel 2013 e nel 2014, l’opera raccoglie i contributi di vari ed eterogenei studiosi. La stessa partizione interna del volume, diviso in sette sezioni secondo altrettanti nodi tematici, suggerisce l’ampiezza dello spettro di questioni affrontate. Il piano d’insieme ambisce a tracciare un filo conduttore, più che una sintesi conchiusa, che attraversa livelli molteplici: dalle direttrici dell’interpretazione storiografica del movimento anarchico nelle sue diverse fasi di sviluppo, ai criteri metodologici e di utilizzo delle fonti, passando per l’esperienza dell’esilio da parte di innumerevoli militanti, noti e meno noti, e per il rapporto tra anarchismo e mondo dell’arte.

di MICHELE GARAU

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NEL LABIRINTO DELLA CONOSCENZA

Nel suo ultimo libro, Ernesto Di Mauro intende trasmettere al lettore, immaginando un viaggio che si articola lungo un tragitto all’interno delle stanze di un enigmatico Labirinto (Rebus), un messaggio positivo sulla conoscenza, sulla posizione dell’uomo nel tempo e nell’universo, sul senso della vita: più cose scopriamo, più ci rendiamo conto della nostra inadeguatezza a capire. Non sappiamo ancora con precisione che cosa sia la mente, non conosciamo i limiti dell’universo, ma abbiamo preso coscienza della nostra struttura genetica e della definizione della struttura del cosmo. Ci siamo resi conto che il Dna, il tempo e i segni dell’anima sono fatti di meccanici complessi.

di ALESSANDRA SOFISTI

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Quaderni della ginestra                                         n° 19, anno 2016/3

LIMITE E LIBERTÀ: UNA DICOTOMIA DALLE ORIGINI ANTICHE

I limiti ci circondano e ci condizionano sotto ogni aspetto: dagli immodificabili dati della nostra nascita (tempo, luogo, famiglia, lingua, Stato), dall’involucro stesso della nostra pelle, dagli orizzonti sensibili, intellettuali e affettivi del nostro animo per terminare con l’ultimo insuperabile: la morte. I limiti della specie umana però sono storicamente e culturalmente mobili e si modificano nel corso del tempo. Paradossalmente – come disse Simmel – nel trovarli, per lo più, li si supera.

di ALESSANDRA SOFISTI 

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IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO

Una buona pratica intellettuale, molto spesso trascurata, consiste nell’andare alla ricerca delle radici etimologiche delle parole che scegliamo di utilizzare. Kéramos, la parola che Massimo Jasonni ha scelto per dare il titolo al volume che raccoglie i suoi scritti apparsi sulla rivista “Il Ponte” tra il 2007 e il 2016, offre dal punto di vista dell’etimologia una gran varietà di spunti di riflessione. Già in Platone e Aristotele il kéramos è l’argilla, la terra per ceramica, e metonimicamente il vaso realizzato con lo stesso materiale. Il kerameikós è colui che lavora l’argilla cruda e dà vita così a oggetti di terracotta, tra cui vasi, piatti, brocche: oggetti comuni e quotidiani ma indispensabili.

di EMMA NANETTI

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SCACCO ALLA MEMORIA. IL GDM E LA STAFFETTA DELLA TESTIMONIANZA

Rileggere Primo Levi è utile non soltanto ogni 27 gennaio in commemorazione delle vittime dell’Olocausto, ma anche per riprendere le fila della costruzione del dispositivo mnemonico che muove ogni discorso sulla Shoah dalla fine degli anni Quaranta ad oggi. Come avvertiva Levi «l’intera storia del reich millenario può essere riletta come una guerra contro la memoria» e il negazionismo latente alla distruzione del Terzo Reich non è solo un suo ultimo riflesso, ma ne costituisce il vero e proprio progetto fondamentale. Per questo motivo, l’esercizio costante della memoria è conditio sine qua non per riconoscere quel campanello d’allarme in tempo.

di SILVIA FERRARI

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Quaderni della ginestra                                         n° 17, anno 2016/1

LA CONTRADZION CHE SOL CONSENTE

La contraddizione non è certo un tema tra gli altri quando si discute di filosofia. Se il testo fondativo dell’ontologia occidentale, il libro IV della Metafisica di Aristotele, pone in stretta relazione la possibilità di istituire una filosofia prima e l’esistenza del cosiddetto Principio di non-contraddizione (d’ora in avanti PNC), l’intera tradizione filosofica successiva si è sviluppata a partire da questo nesso, per accordo o per contrapposizione. Il monito aristotelico è noto: la contraddizione non è né reale né pensabile, ma sussiste solo nell’ambito del discorso. In seguito a questa posizione, “contraddittorio” è diventato – già nel discorso aristotelico – pressoché sinonimo di “impossibile”, facendo da contrassegno a ciò che di per sé è massimamente distante dalla verità.

di ALESSANDRO DE CESARIS

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IL RISVEGLIO DEL RICCIO

Quella che Roberta de Monticelli porta avanti nella sua più recente opera Al di qua del bene e del male è una riflessione attenta e minuziosa su uno dei più grandi problemi che affliggono la contemporaneità. L’autrice si interroga, infatti, su un fenomeno dilagante all’interno delle nostre società e, in particolare, all’interno della società italiana, ovvero su quale sia l’origine del male pubblico. Telegiornali, quotidiani, radio e internet ci mettono quotidianamente al corrente di grandi ingiustizie, sprechi e distruzioni eppure, come ci fa notare l’autrice, nulla di tutto questo riesce a scuoterci dal nostro stato di apatia. Non le statistiche che danno l’Italia come prima in Europa, nel G7 e nell’intero Occidente per corruzione percepita, non gli scandali di associazione mafiosa che coinvolgono le più alte cariche dello Stato, non la costante e consapevole distruzione dell’ambiente.

di GIULIA COSTI

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LA CRITICA COME ESERCIZIO ETICO DI LIBERTÀ. IL DISPOSITIVO VITTIMARIO SECONDO D. GIGLIOLI

Il titolo che Giglioli affida al suo lavoro è facilmente fraintendibile se non si focalizza l’attenzione sul sottotitolo, il cui richiamo all’etica rassicura anche il lettore non troppo abituato a rimandare a memoria il lascito di Michel Foucault: praticare un’ontologia storica del nostro presente. È un esperimento con un’etica dalle trame foucaultiane, quello dell’autore, riconoscibile in una scrittura che si propone come “critica” di un paradigma che fonda uno dei discorsi di potere che più caratterizzano il presente, quello della vittima. È bene precisarlo immediatamente, a scanso di equivoci: i bersagli sono il paradigma vittimario e uno sfruttamento del vittimismo tali per cui sia possibile da una parte ammantare di legittimazione le “false coscienze” dall’altra vestirne i panni consapevolmente e opportunisticamente – e non, allora, una qualche rivalsa di dubbio gusto verso gli ultimi, verso quanti soffrono o hanno sofferto.

di SILVIA FERRARI

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Quaderni della ginestra                                         n° 16, anno 2015/3

NÉ PERSONA, NÉ COSA. ROBERTO ESPOSITO SUL CORPO VIVENTE

La trama del pensiero occidentale è intrisa di grandi divisioni, binomi concettuali che si radicano profondamente nella cultura e nel mondo della vita fino a diventarne capisaldi. Si può certamente guardare alle celebri coppie filosofiche che hanno caratterizzato la filosofia fin dalle sue origini (corpo-anima, sensibilità-intelletto, res extensa-res cogitans solo per citarne alcune), ma non occorre scomodare le riflessioni dei grandi pensatori per rendersi conto della presenza – e del peso – di tali fratture. Basterà rivolgersi al linguaggio della società, a quello del diritto, della scienza e, non in ultimo, al linguaggio comune. Le logiche binarie della nostra tradizione culturale hanno almeno due caratteristiche comuni: innanzitutto quella di essere escludenti per loro stessa natura e in secondo luogo di contenere dei rapporti di forza, che si traducono per lo più in un’indiscussa predominanza di un termine sull’altro se non di un vero e proprio dominio strumentale.

di LUCIA ZAIETTA

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COMPATIBILITÀ E FLESSIBILITÀ. DEL SUCCESSO DEL NEOLIBERALISMO

Il testo di Aiwha Ong Neoliberalismo come eccezione. Cittadinanza e sovranità in mutazione rappresenta una pietra miliare per gli studiosi neofoucaultiani che si occupano di organizzazione degli spazi d’eccezione nelle economie emergenti, a partire dai concetti di governamentalità e biopolitica mutuati proprio da Michel Foucault. A interessare l’autrice sono in particolare le caratteristiche che la governamentalità neoliberale assume all’interno dei diversi contesti in cui essa si esprime, con particolare riferimento alla sua compatibilità e alla flessibilità della sua applicazione

di CAMILLA CUPELLI

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Quaderni della ginestra                                         n° 14, anno 2015/1

RICONOSCIMENTO E TEORIA SOCIALE CRITICA

In Contesti del riconoscimento, curato da Federica Gregoratto e Filippo Ranchio, sono raccolti quattordici saggi sul tema del riconoscimento, tema che, negli ultimi anni, è stato oggetto di una rinnovata riflessione filosofica in ambiti che spaziano, tra gli altri, dalle teorie del soggetto ai gender studies, dall’etica all’ontologia sociale, dalla filosofia politica all’estetica. Obiettivo del volume è mostrare la molteplicità di indagini che affrontano il discorso riconoscitivo, sottolineando le rispettive diversità in termini di approcci storicamente dati e metodologie, in una prospettiva che sia al contempo unitaria e molteplice, e faccia emergere il riconoscimento stesso come strumento interpretativo del mondo contemporaneo.

di TIMOTHY TAMBASSI

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MAL FARE, DIR VERO

Consapevoli che il 2014 sarebbe stato l’anno foucaultiano par excellence, Einaudi ha di poco anticipato i tempi e nel dicembre 2013 pubblica il corso di Michel Foucault tenuto a Lovanio tra il gennaio e il maggio 1981 con il titolo Mal fare, dir vero. Funzione della confessione nella giustizia, tradotto in italiano da Valeria Zini. A conclusione del libro non solo sono raccolte tre interviste al filosofo di Poitiers ad opera di André Berten, Christian Panier e Pierre Waitté ed infine Jean François e John De Wit, ma anche è presente – come di consueto nei Corsi al Collège de France – La situazione del corso curata da Fabienne Brion e Bernard E. Harcourt.

di SILVIA FERRARI

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VERSO UN’INDIVIDUALITÀ AUTENTICA

Individualismo vecchio e nuovo raccoglie diversi scritti di John Dewey stilati nel 1929 e pubblicati nel 1930 dalla rivista “The New Republic”. Si tratta di considerazioni strettamente connesse alla Grande Depressione e focalizzate sull’eccesso di individualismo che permea la società statunitense di quel tempo.Evocando temi di tocquevilliana memoria, il filosofo statunitense propone una nuova forma di individualismo “realmente democratica” che consentirebbe il superamento della “civiltà del denaro”, rea della crisi degli anni Trenta. Il “nuovo individualismo” dovrebbe porre al centro l’etica democratica basandosi su un “attivismo pedagogico” e “liberando” scienza e tecnica dal giogo dell’economia. Ma come può divenire possibile questo cambiamento che Dewey stesso ammette essere estremamente radicale?

di MARA FORNARI

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Quaderni della ginestra                                         n° 13, anno 2014/3

IL LIBERALISMO ALLA RESA DEI CONTI 

Corrado Ocone propone un percorso inconsueto nella storia del pensiero liberale, dove alcuni autori considerati spesso fondamentali (ad esempio Locke o Rawls) non compaiono, mentre altri, spesso esclusi (come Humboldt, o gli italiani Einaudi, Croce e Gobetti), assumono una posizione centrale. Questa scelta offre una prospettiva volta a privilegiare lo spirito liberale, piuttosto che la teoria. Quest’ultima, anzi, se intesa come sinonimo di aspirazione ad una formulazione di verità universali, è rifiutata in quanto sopprimente quello spirito autenticamente liberale che Ocone definisce «critico, anticonformistico, antidogmatico». Il liberalismo «non è, ma si fa: è metodo e non sistema», perciò a suo fondamento non potranno che essere lo storicismo e il pluralismo, in quanto il suo farsi si dà solo sul campo della realtà storica cangiante e mediante il conflitto tra le opinioni e gli interessi.

di GIANLUCA CAVALLO

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FROM COOPERATION TO LIBERAL INSTITUTIONS

From the outset, Guido Seddone’s new book, Collective Intentionality, Norms and Institutions, aims to understand human cooperation. This is no easy task and the theme has been at the forefront of social ontological discussion. Though Seddone draws material from the classics of the field, he aims to present a novel theory of the foundational meaning of cooperation for the human life-form and how that enables us to understand and evaluate better the institutional world. The accounts of cooperation that are based only on we-intentionality (Tuomela, Searle) are rejected as groups amount to more than the intentions of individuals’. Similarly, Seddone also rejects Gilbert’s idea of a plural subject as groups are better understood as historical networks of individuals.

di ONNI HIRVOVEN

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DAL NUOVO REALISMO AL RITORNO ALLA REALTÀ

Bentornata realtà raccoglie dieci saggi che testimoniano la ricchezza del dibattito interdisciplinare che negli ultimi due anni, soprattutto in Italia, si è sviluppato attorno al tema del nuovo realismo, mostrandone differenze terminologiche e contestuali. Nell’introduzione Mario De Caro e Maurizio Ferraris individuano i quattro tratti fondamentali del nuovo realismo, accomunati dal tentativo di conservare le istanze emancipative dell’antirealismo «evitandone gli effetti indesiderati – e in particolare la curva entropica che ha portato il postmoderno a dire addio alla verità e a dichiarare guerra alla realtà applicando in modo indiscriminato il principio secondo cui “non ci sono fatti, solo interpretazioni”». Il primo tratto è il recupero di concetti come verità e realtà, concetti centrali per un pensiero critico e decostruttivo, rilanciato in questo nuovo contesto «sotto altre forme, adatte al mutato momento storico e non ridotte a pura scolastica».

di TIMOTHY TAMBASSI

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Quaderni della ginestra                                         n° 11, anno 2014/1

PERCHÉ LA DEMOCRAZIA?

Nonostante i numerosi testi dedicati alle patologie dello spazio pubblico e della nostra democrazia, fino a poco tempo fa mancava una lucida analisi normativa dei principi democratici e del loro significato pratico. Valeria Ottonelli, con il suo I principi procedurali della democrazia (Il Mulino, 2012), colma questo vuoto, proponendo sia una bussola teorica estremamente utile a ogni persona che si voglia accostare ai temi della teoria democratica normativa, sia un’interpretazione originale e completa dei diritti politici democratici e delle tesi filosofiche che li sorreggono. Un’impresa impegnativa, quella dell’autrice, che spazia da Rawls ai filosofi e agli scienziati politici contemporanei e dalle dispute teoriche circa la più appropriata giustificazione della democrazia, agli aspetti più concreti del vivere politico attuale.

di CHIARA DESTRI

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SULL’ATTUALIZZAZIONE DELLO STOICISMO

Nell’ottobre del 2012 viene pubblicato per la prima volta in italiano, curato da Federico Maria Roccavento e con in appendice il Manuale di Epitteto, il Piccolo manuale dell’individualista di Han Ryner, traduzione di Petit manuel de l’individualiste (1914, Edition Eugène Figuière & Cie).Scritto sotto forma di dialogo interiore, il libro rappresenta una sintesi del pensiero dell’autore, di cui emergono i tratti essenziali: stoicismo, individualismo, anticlericalismo, antimilitarismo, antirazzismo e pacifismo, associati alla promozione di idee libertarie, disobbedienza civile, amore libero, lavoro manuale, e alla contemporanea astensione da qualsiasi lavoro (amministrativo, giudiziaro, militare) o attività (furto, banca, sfruttamento) che possa nuocere agli altri. L’individualismo, in particolare, ne rappresenta un presupposto imprescindibile ed è inteso come una dottrina morale e pratica che non poggia su alcun dogma, tradizione e volontà esterna, facendo appello alla sola coscienza individuale che indicherà, a ciascuno, i propri doveri personali (di azione) e universali (di astensione).

di TIMOTHY TAMBASSI

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CITTADINI DEL PARADOSSO

Cittadinanza di Etienne Balibar è stato dato alle stampe da Bollati e Boringhieri ormai due anni or sono. Dedicato all’analisi della complessa relazione teorica e storica fra istituto della cittadinanza e democrazia, il saggio non smette di essere attuale, visti i dibattiti intorno al tramonto e al rilancio dei sistemi politici democratico-rappresentativi a base territoriale. L’opera si presta a una lettura non sempre agevole: l’autore fa infatti uso di una cassetta degli attrezzi ampia ed eterodossa, che attinge dalla tradizione marxista e post-marxista, dalle prospettive repubblicane e neo-machiavelliane, da Carl Schmitt, dall’approccio genealogico e biopolitico di Foucault.

di CORRADO PIRODDI

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Quaderni della ginestra                                         n° 11, anno 2014/1

PERCHÉ LA DEMOCRAZIA?

Nonostante i numerosi testi dedicati alle patologie dello spazio pubblico e della nostra democrazia, fino a poco tempo fa mancava una lucida analisi normativa dei principi democratici e del loro significato pratico. Valeria Ottonelli, con il suo I principi procedurali della democrazia (Il Mulino, 2012), colma questo vuoto, proponendo sia una bussola teorica estremamente utile a ogni persona che si voglia accostare ai temi della teoria democratica normativa, sia un’interpretazione originale e completa dei diritti politici democratici e delle tesi filosofiche che li sorreggono. Un’impresa impegnativa, quella dell’autrice, che spazia da Rawls ai filosofi e agli scienziati politici contemporanei e dalle dispute teoriche circa la più appropriata giustificazione della democrazia, agli aspetti più concreti del vivere politico attuale.

di CHIARA DESTRI

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SULL’ATTUALIZZAZIONE DELLO STOICISMO

Nell’ottobre del 2012 viene pubblicato per la prima volta in italiano, curato da Federico Maria Roccavento e con in appendice il Manuale di Epitteto, il Piccolo manuale dell’individualista di Han Ryner, traduzione di Petit manuel de l’individualiste (1914, Edition Eugène Figuière & Cie).Scritto sotto forma di dialogo interiore, il libro rappresenta una sintesi del pensiero dell’autore, di cui emergono i tratti essenziali: stoicismo, individualismo, anticlericalismo, antimilitarismo, antirazzismo e pacifismo, associati alla promozione di idee libertarie, disobbedienza civile, amore libero, lavoro manuale, e alla contemporanea astensione da qualsiasi lavoro (amministrativo, giudiziaro, militare) o attività (furto, banca, sfruttamento) che possa nuocere agli altri. L’individualismo, in particolare, ne rappresenta un presupposto imprescindibile ed è inteso come una dottrina morale e pratica che non poggia su alcun dogma, tradizione e volontà esterna, facendo appello alla sola coscienza individuale che indicherà, a ciascuno, i propri doveri personali (di azione) e universali (di astensione).

di TIMOTHY TAMBASSI

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CITTADINI DEL PARADOSSO

Cittadinanza di Etienne Balibar è stato dato alle stampe da Bollati e Boringhieri ormai due anni or sono. Dedicato all’analisi della complessa relazione teorica e storica fra istituto della cittadinanza e democrazia, il saggio non smette di essere attuale, visti i dibattiti intorno al tramonto e al rilancio dei sistemi politici democratico-rappresentativi a base territoriale. L’opera si presta a una lettura non sempre agevole: l’autore fa infatti uso di una cassetta degli attrezzi ampia ed eterodossa, che attinge dalla tradizione marxista e post-marxista, dalle prospettive repubblicane e neo-machiavelliane, da Carl Schmitt, dall’approccio genealogico e biopolitico di Foucault.

di CORRADO PIRODDI

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Quaderni della ginestra                                         n° 10, anno 2013/3

LA DICOTOMIA AMICO-NEMICO COME CATEGORIA FONDAMENTALE DELL’AGIRE POLITICO

La recente riscoperta di Carl Schmitt è coincisa con un generale mutamento di prospettiva nella ricezione della sua produzione letteraria e una parallela rivalutazione del suo pensiero che prescinde dalle valutazioni circa la sua adesione al nazionalsocialismo. Der Begriff des Politischen rappresenta probabilmente il saggio più importante dell’autore e viene riproposto da Mimesis sulla base della traduzione di Delio Cantinori dell’edizione tedesca del 1933, pubblicata originariamente da Hanseatische Verlagsanstalt. Il testo, nato dalla trascrizione di una conferenza che l’autore tenne nel 1927 presso la Deutsche Hochschule für Politik di Berlino nell’ambito di un ciclo di lezioni dedicate ai problemi della democrazia, è preceduto da un’introduzione di Davide Gianluca Bianchi in cui si evidenzia, tra le altre cose, l’elemento pre-politico della riflessione di Schmitt, ossia la pericolosità dell’uomo, esemplificata dalla sua capacità di poter uccidere i suoi simili.

di TIMOTHY TAMBASSI

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RIPARTIRE DALLA COLLABORAZIONE

Con la pubblicazione di Insieme. Rituali, piaceri, politiche dellacollaborazione (Feltrinelli, 2012), prosegue la trilogia di Richard Sennett dedicata all’analisi delle abilità tecniche che secondo l’autore occorrono nell’esistenza di tutti i giorni. Come Sennett stesso dichiara nell’introduzione, anche in questo lavoro si mantiene fedele alla tipologia di approccio avviata ne L’uomo artigiano (Feltrinelli, 2008): non teorizzazione bensì esplorazione a fondo su aspetti della quotidianità. Risulta essere questo un approccio forte che permette al lettore di seguire passo passo l’analisi di un dato momento concreto preso in considerazione per poi passare all’individuazione di punti di forza e criticità dello stesso. D’altra parte, per un certo verso, è anche la debolezza del testo, poiché alcune analisi si presentano, per la loro tecnicità, molto simili a un manuale.

di MIRELLA LUCCHINI

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Quaderni della ginestra                                         n° 9, anno 2013/2

PER UNA TEORIA ESTETICA DEL SUPPORTO FONOGRAFICO. ADORNO E IL LONG PLAY

Long play e altri volteggi della puntina propone una breve ma significativa selezione di scritti adorniani ‘d’occasione’ – articoli su riviste musicali e conferenze – a cura di Massimo Carboni, dedicati alla riproduzione musicale e all’annessa questione della critica. In particolare, i primi tre saggi (I volteggi della puntina, pubblicato nel 1928 e rivisto nel 1965, La forma del disco, del 1934, e Opera e Long Play, del 1969) rappresentano un nucleo unitario in cui s’intrecciano temi comuni, delineando gli elementi fondamentali di una “teoria estetica” del long play, mentre l’ultimo (e più corposo) contributo propone alcune Riflessioni sulla critica musicale, relazione di apertura al Simposio per la Critica Musicale tenutosi a Graz nel 1967. Adorno si concentra sull’importanza e il destino dell’arte “non auratica”, con adeguati strumenti teorici, e, soprattutto, comprendendo che su questo terreno si sarebbe giocata una fondamentale sfida per l’estetica – come del resto aveva già sottolineato, nel 1929, in un trattato programmatico destinato alla rivista di avanguardia per la quale aveva cominciato a collaborare, i Musikblätter des Anbruch (sulla quale era stato originariamente pubblicato Nadelkurven, primo saggio della raccolta).

di MARIALUISA BONOMETTI

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RIPENSARE LA DIGNITÀ UMANA: UNA NUOVA TEORIA DELLA GIUSTIZIA

Giustizia sociale e dignità umana è un volume, risalente al 2001 ma riedito nel 2012, in cui sono stati raccolti tre testi simbolo della riflessione politica di Martha Nussbaum. I temi toccati variano dai bisogni e dalle cure, agli squilibri nei rapporti familiari (con una particolare attenzione alla situazione delle donne nelle società contemporanee), dalla possibilità di stabilire criteri universali in grado di rispettare la dignità umana, allo stato di estrema penalizzazione cui sono sottoposti i “più deboli”, come le donne e i disabili. L’interesse di Nussbaum per temi sociali, non solo prettamente filosofici, nasce dalla sua collaborazione con il World Institute for Development Economic Research (Wider), presso il quale si è occupata di un progetto di valutazione sulla qualità della vita nei paesi in via di sviluppo. Questa esperienza ha influito sulla sua riflessione morale, spingendola a domandarsi se e in che modo la filosofia possa contribuire allo sviluppo dell’economia, o giocare qualche ruolo nelle decisioni politiche.

di VALERIA BIZZARI

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SCELTA, DISTANZA, EVENTO: LA CIRCOSTANZA FILOSOFICA

La filosofia al presente è un agile libretto animato dal conversare di due pensatori quali Alain Badiou e Slavoj Žižek che, pur con differenti modalità di costruzione e organizzazione del concetto filosofico, convergono ampiamente sui punti che sono chiamati a discutere: la specificità della filosofia e il ruolo dell’intellettuale nella società contemporanea. Il dibattito aperto che si è tenuto a Vienna nel 2004, grazie all’iniziativa dei direttori in carica di due organismi viennesi, l’Istituto di Cultura Francese e l’Istituto Scientifico Sloveno, è stato trasposto in questo testo, pubblicato dalla casa editrice Passagen e ora disponibile in traduzione italiana per i tipi de Il Melangolo.

di SANDRA MANZI-MANZI

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Quaderni della ginestra                                         n° 7, anno 2012/3

REALMENTE LIBERI, REALMENTE RIVOLUZIONARI

Della realtà, l’ultimo libro di Gianni Vattimo edito da Garzanti, riproduce le peculiari movenze speculative del ‘pensiero debole’ attraverso due momenti accademici: i corsi di Lovanio (1998), tenuti all’ombra dell’allora recente riconoscimento degli esiti nichilistici dell’ermeneutica, e le prestigiose Gifford Lectures di Glasgow (2010), cornice di un confronto serrato con il ‘nuovo realismo’. La continuità tra le due sezioni dell’opera, integrate da una terza con finalità di approfondimento, deriva dal tema ricorrente del bisogno di realtà contrapposto al nichilismo prospettivistico di Nietzsche, ovvero all’e-nunciazione della tesi che nega l’esistenza dei fatti a favore delle interpretazioni e, al contempo, attribuisce a se stessa una natura interpretativa.

di GIACOMO MIRANDA

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LA PESTE TRA COLPA E DESTINO

Che cos’è la peste? E qual è il senso della vita umana di fronte a essa? Che senso ha, in altre parole vivere in un mondo in cui incombe la peste? Si interroga su queste (e su altre) domande Sergio Givone ne La metafisica della peste: colpa e destino. Partendo dalla questione ontologica della peste (che cosa è la peste) l’autore cerca di andare al cuore della riflessione mettendo in luce quanto il terribile flagello viva e si rifletta all’interno di una profonda dualità e, di conseguenza, ambiguità: essa, la peste, è, allo stesso tempo, immanente e trascendente. É immanente in quanto fatto di natura: è un’infezione del corpo, una malattia, sia pure la più virulenta, ma non altro. Ma ha anche un lato trascendente, perché nell’eccedenza della sua portata, nello sterminio straordinario che compie, riaccende nell’uomo domande sul destino, il fato e la colpa. La peste reca in sé, qualcosa di fatale: è nella natura ma sembra incombere esternamente (trascendenza) sul mondo come vendetta per una colpa da espiare per mezzo della morte. Come non vedere allora nella peste il senso di una colpa, una tanatodicea?

di DANIELE FOTI

SENTIRE E CONOSCERE: L’UOMO, “CREATURA EMOTIVA”

ebbene inizialmente concepito come traduzione inglese de Qu’est-ce qu’une emotion, breve saggio introduttivo sulla natura dell’emozione apparso presso Vrin nel 2008, il testo di Deonna e Teroni in esame si presenta essenzialmente come un testo nuovo: ampliato e modificato rispetto all’originale, intende offrire un’introduzione alla filosofia delle emozioni in una prosa estremamente chiara e scorrevole.Ma in che senso l’emozione può diventare oggetto di una riflessione filosofica? Per Deonna e Teroni si tratta innanzitutto di chiarire cosa si debba intendere per ‘emozione’, per poi proporre una teoria originale che renda giustizia al ruolo fondamentale delle emozioni nel nostro valutare quotidiano.I primi due capitoli del testo sono dedicati a rispondere alla domanda: cos’è un’emozione? Sono presentate e valutate le principali teorie sulla natura delle emozioni, di cui sono esposti pregi e difficoltà.

di CRISTINA TRAVANINI

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Quaderni della ginestra                                         n° 6, anno 2012/2

LA FILOSOFIA E IL “MONDO DELLA TECNICA”

L’immagine della bilancia – antico simbolo della giustizia – col suo protendere da una parte o dall’altra è l’emblema di uno degli ultimi saggi del filosofo Emanuele Severino dal titolo La bilancia. Pensieri sul nostro tempo. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati tra il 1990 e il 1992 sul “Corriere della Sera” e sull’ “Europeo” riguardanti i cambiamenti succedutisi nella storia e nella storia del pensiero nel mondo post caduta Muro di Berlino.Ma quale genere di mutamenti esamina il filosofo bresciano? Si tratta di riflessioni di diversa tipologia: da quello che lui ritiene il superamento della filosofia marxista al tema dell’eutanasia, dalla Guerra del Golfo alla supremazia della tecnica, dalla concezione stessa della guerra e della giustizia al “superamento” dell’Occidente. Ed è proprio quest’ultimo punto a svolgere un ruolo cardine all’interno dell’eterogeneità degli argomenti trattati: Severino pare infatti voler evidenziare come l’Occidente e la sua supremazia filosofico-culturale siano in via di declino, quasi riprendendo implicitamente la teoria spengleriana. Ed in tal modo, egli ci offre un affascinante excursus nella storia della filosofia – da Platone a Nietzsche, senza dimenticare costanti richiami ad Hegel, Marx ed altri importanti pensatori.

di MARA FORNARI

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NELLA TERRA DI MEZZO TRA ARTE E FILOSOFIA

Nel suo ultimo testo, La filosofia e le arti, Velotti affronta alcuni dei temi più dibattuti dall’estetica analitica contemporanea: la questione della definizione di arte, della percezione e valutazione di un’opera, il ruolo dell’immaginazione nella sua produzione e fruizione.Velotti si inserisce all’interno di quella riflessione sull’arte interna all’area di tradizione analitica, più interessata all’analisi degli specifici fenomeni artistici che a visioni universalistiche dell’arte proposte, invece, dall’estetica cosiddetta ‘continentale’. Tuttavia, se da un lato si rimprovera all’estetica continentale, in particolare heideggeriana, l’incapacità di aderire alla singolarità dell’opera d’arte, dall’altro non sono risparmiati toni polemici nei confronti di una filosofia analitica dell’arte che “sembra ogni tanto imboccare noti vicoli ciechi o scoprire l’acqua calda”.Nell’analisi del testo, sarà utile tener presente un’indicazione offertaci dall’autore stesso nella premessa: ci occupiamo qui di una terra di mezzo tra arte e filosofia, compresa tra ricerca empirica e riflessione filosofica, terra contesa tra discipline differenti e spesso rivali.

di CRISTINA TRAVANINI


PENSARE LA VITA

Nei primi mesi del 2011, si è tenuto a Parma un corso di formazione filosofica aperto alla cittadinanza, il cui obbiettivo era far «emergere in tutti, indipendentemente dal loro livello culturale o dalla specialità dei loro studi, il gusto per la riflessione filosofica». Il corso, promosso dall’Associazione La Ginestra, dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma e patrocinato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università di Parma, è stato articolato in nove lezioni in cui sono stati affrontati argomenti «esistenzialmente e socialmente rilevanti per pensare la vita, comprendere se stessi e il proprio mondo». Le nove lezioni sono state poi raccolte e pubblicate nel volume I problemi fondamentali della filosofia, curato da Ferruccio Andolfi, e suddivise in quattro aree tematiche: La verità, Vita e felicità, Morale e politica, Spiritualità e religione. Nietzsche, Arendt e Kelsen rappresentano i principali riferimenti bibliografici dei saggi che compongono la prima parte del volume, dedicata appunto al tema della verità. In La moderazione dell’oltreuomo, Gianni Vattimo affronta il tema della verità a partire dal postmodernismo. Il debito con Nietzsche è individuabile nelle sue tesi sull’‘oltreuomo di massa’, inteso come interprete autonomo e inventore della propria visione del mondo.

di TIMOTHY TAMBASSI

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Quaderni della ginestra                                         n° 5, anno 2012/1

L’ITALIA E L’ITALIETTA

il libro di Angelo d’Orsi, L’Italia delle idee, ci offre un repertorio delle dottrine e delle esperienze politiche che si sono sviluppate nel corso dei 150 anni dello Stato italiano. Sebbene pubblicato in coincidenza dell’anniversario dell’unità nazionale, il testo non è uno scritto d’occasione, come l’autore stesso specifica nella prefazione, ha una genesi più complessa, più meditata. È una riflessione lucida, pur appassionata, sui personaggi e sulle vicende che hanno contribuito alla costruzione dell’identità dell’Italia e dell’Italietta. La panoramica che d’Orsi ci restituisce è complessa e ricca di spunti di riflessione: la ricostruzione storica stricto sensu risulta infatti corredata dall’analisi della genesi e dello sviluppo delle ideologie politiche, dall’attenzione rivolta alla letteratura e dalla lunga serie di profili biografici e teorici dei maggiori attori della storia italiana (si spazia dai tre protagonisti indiscussi del Risorgimento, Mazzini, Garibaldi, Cavour, sino alle figure della Seconda Repubblica).

di LUCIA MANCINI

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“IL LIBRO DEGLI SGUARDI”: FACEBOOK FRA SCELTA E IDENTITA’

La rinnovata collaborazione tra Maura Franchi e Augusto Schianchi ha portato alla stesura di Scegliere nel tempo di Facebook. Come i social network influenzano le nostre preferenze, testo che si propone di «rivisitare il tema della scelta mettendolo a confronto con il nuovo scenario introdotto da Internet e dai social network».L’opera si propone innanzitutto di riconsiderare e approfondire il problema della scelta da un punto di vista economico e, soprattutto, sociale, con la consapevolezza che il tema presenta molteplici aspetti di complessità. Parlare di scelta, di fatto, non significa fare riferimento a un evento in cui si esprime una preferenza nel tentativo di ottenere una gratificazione, ma vuol dire, piuttosto, considerare la situazione sociale e culturale in cui ci muoviamo. Infatti, se da un lato l’ambiente in cui siamo inseriti ci aiuta a creare rappresentazioni, che si trovano a essere il sostrato delle nostre scelte, dall’altro, anche il linguaggio riveste un ruolo di primo piano, poiché ci troviamo da sempre immersi in un contesto linguistico determinato. Tale contesto linguistico condiziona i nostri pensieri e le nostre categorie interpretative orientando, più o meno consapevolmente, le nostre scelte.

di CARLA SOLDAT

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DEMOCRAZIA: ISTRUZIONI PER L’USO

A partire dalla definizione del termine democrazia dovrebbe sorgere spontaneo l’interrogativo sulla competenza del popolo sovrano ad attuare i principi fondamentali di tale forma di governo, nonché a mantenerlo in salute. Nel suo ultimo lavoro, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Martha C. Nussbaum indaga tale tematica. Il punto di partenza è la necessità primaria di mantenere sana una democrazia, attraverso la formazione di una popolazione che faccia fruttare, in seguito a un’educazione adeguata, le proprie innate capacità di cittadinanza responsabile e interazione politica corretta.  Se la democrazia si costruisce sul rispetto e la cura, i cittadini non possono essere esentati dall’essere formati su questi principi. Detto ciò, come si crescono individui democratici? Inizia da qui la ricerca di Nussbaum sul metodo educativo più adatto per quei paesi che abbiano posto come fondamenta principi democratici. La risposta è immediata e, secondo l’autrice, non lascia spazio a dubbi.

di MIRELLA LUCCHINI

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Quaderni della ginestra                                         n° 4, anno 2011/3

IL POTERE DEL SIMULACRO

Proprio ora, più che mai, la nozione di simulacro si pone come una delle chiavi interpretative più valide per la comprensione dei fenomeni culturali del nostro tempo.  Lo sostiene Mario Perniola nel suo saggio La società dei simulacri, pubblicato per la prima volta nel 1980, e ora aggiornato e riproposto come numero monografico della rivista «Agalma», che dirige dal 2000.In un tempo in cui si scambia cultura per spettacolo, pubblico per privato e utilità per inutilità, si assiste a un regime culturale e politico che stabilisce una «oclocrazia», ossia un «governo dei peggiori». Siamo giunti, dice Perniola, all’apice del declino sofferto dalla civilizzazione occidentale.

di PEDRO SARGENTO

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MARX: IL SOGGETTO E LA SOFFERENZA

Opera tanto complessa per costruzione, quanto ambiziosa per i fini che si prefigge, Marx-Una filosofia della realtà di Michel Henry è un’audace ma rigorosa rilettura in chiave fenomenologica del pensiero del filosofo tedesco. Obiettivo dichiarato: liberare Marx dalle pesanti ipoteche dei teorici marxisti a lui successivi, riscoprendo così l’originario afflato umanista che sta alla base della sua summa filosofica. In tal senso il terzo e il quarto capitolo del libro, che affrontano i problemi riguardanti le determinazioni sociali e il ruolo delle classi nel processo storico, costituiscono probabilmente il nucleo centrale del lavoro di Henry, in quanto è su questo terreno che, a parere del pensatore francese, il marxismo filosofico e quello politico-militante hanno snaturato e modificato in maniera più profonda la proposta originaria di Marx, tutta tesa a prendere le distanze dalle posizioni dell’idealismo tedesco hegeliano e post-hegeliano.

di CORRADO PIRODDI

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RIVOLUZIONE, VITA QUOTIDIANA, BISOGNI UMANI

Pubblicati per la prima volta in italiano sulla rivista AUT-AUT a inizio anni settanta, i saggi La teoria, la prassi e i bisogni umani e La teoria marxista della rivoluzione e la rivoluzione della vita quotidiana della filosofa ungherese Ágnes Heller sono riproposti, a circa quarant’anni di distanza, nella raccolta Ágnes Heller tra Marx e Foucault, curata da Emiliano Bazzanella. I contenuti dei due scritti si articolano attorno a due nuclei tematici: il rapporto tra teoria e prassi sociali, e l’analisi di concetti quali la rivoluzione (marxista), la vita quotidiana e i bisogni umani. Gli obiettivi, come sottolinea il curatore nel saggio introduttivo, sono da un lato quello «di rivisitare la prassi rivoluzionaria, cioè […] di valutare le potenzialità performative di una determinata teoria», dall’altro discutere quel concetto di vita quotidiana «che sembrerebbe voler coniugare l’unicità stirneriana con l’infatuazione (e il timore) per il generale e l’astratto da parte di Marx».

di TIMOTHY TAMBASSI

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Quaderni della ginestra                                         n° 3, anno 2011/2
LA LIQUIDITA’ DELLE BARBARIEL’incontro con una delle opere del sociologo polacco Zygmunt Bauman è un implicito invito a conoscere meglio e più approfonditamente il suo pensiero. In particolare in Lo spettro dei barbari – ultimo suo saggio tradotto in italiano – si ritrovano le tesi maggiormente note dello studioso messe in connessione con una problematica antica e contemporanea allo stesso tempo: quella del rapporto col diverso, con lo straniero. Ma chi è ‘il barbaro’? E’ un qualcuno con cui si fatica a comunicare, del quale non ci si fida completamente, che si percepisce come lontano e come estraneo. La sua presenza crea disagio e insicurezza, porta all’emergere di paure e alla necessità di un atteggiamento difensivo che vada a confermare quella che è la ‘nostra’ quotidianità, ora messa in dubbio dalla presenza di ‘persone’con stili di vita differenti.di MARA FORNARIleggi tutto –>

L’INDIVIDUO E LA COMUNITA’ DEGLI SPIRITI

Nona uscita della collana La Ginestra, i Monologhi di Friedrich D.E. Schleiermacher, versione italiana dei Monologen (1800), rappresentano un documento significativo dell’individualismo morale della cultura romantica, contenendo, in forma lirica e non sistematica, il nucleo del pensiero etico del teologo berlinese, e documentando al contempo la fase più propriamente romantica del suo percorso. Obiettivo dell’opera è presentare ad anime affini il dono di un dialogo interiore, con una duplice finalità: condividere il pensiero libero del proprio spirito, e offrire all’altro la possibilità di una nuova scoperta del proprio sé. La visione dell’individualità che emerge, come sottolinea il curatore Ferruccio Andolfi nel saggio introduttivo, è dunque finalizzata a questa apertura altruistica: l’affermazione della propria individualità produce per contagio l’emergere di altre individualità.

di TIMOTHY TAMBASSI

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PER UN INDIVIDUALISMO DEMOCRATICO

Cosa intendiamo oggi col termine individualismo? In quale contesto si inserisce questo concetto? Ma soprattutto: ha senso interrogarsi ancora su tale tematica? A queste e ad altre domande cerca di rispondere Nadia Urbinati, docente di Teoria politica presso la Columbia University, nel suo ultimo libro, Liberi e uguali. Tale ricerca prende le mosse dalla necessità primaria di proporre un diverso sguardo sulla democrazia, qui intesa come «ordine politico che meglio è disposto e predisposto a trattare gli individui come liberi e uguali». Problematizzare il ruolo dell’individuo risulta quindi più che attuale in una società che cambia a ritmi sorprendentemente veloci.

di MIRELLA LUCCHINI

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SEMPRE DI CORSA: L’OSSESSIONE DELLA FRETTA

A distanza di un anno da Bentornato Marx! Diego Fusaro ha pubblicato Essere senza tempo, disponibile in libreria dallo scorso autunno. Il titolo di questa ultima opera rievoca immediatamente il noto capolavoro heideggeriano del 1927, ma l’essere pensato da Fusaro in quanto senza tempo si delinea, in verità, entro la cornice di un dialogo con molteplici interlocutori: voci che spaziano dall’affermazione dell’incessante fluire di tutte le cose in Eraclito alla visione baumaniana di un postmoderno che si identifica con la fluidità e la considera uno stadio insuperabile. Anche la letteratura entra a pieno titolo nella riflessione di Fusaro che indica, come cruciale premessa di metodo, l’opportunità di assumere la fretta, figura per eccellenza della mancanza di tempo (dell’essere, appunto, senza tempo), come fenomeno soggettivo e quotidiano ma inscindibile da quell’accelerazione della storia, quindi di un orizzonte relativamente extrasoggettivo, che si produsse a partire dalle due grandi Rivoluzioni del XVIII secolo.

di GIACOMO MIRANDA

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Quaderni della ginestra                                         n° 2, anno 2011/1
LA BUSSOLA DELLA VITA: UNA NAVIGAZIONE ATTRAVERSO LA RISCOPERTA DEL SE’

E’ ancora possibile oggigiorno parlare di reincanto? E se sì, quale sarebbe la sua funzione all’interno di una società e di una individualità che sembra muovere in una direzione diametralmente opposta?In un mondo ‘sempre più complesso e aggressivo’ in cui ci troviamo costantemente bersagliati da una ‘abbagliante inconsistenza’, dove l’uomo è chiamato a produrre per guadagnare, tanto che egli spesso si identifica unicamente con la propria professione, l’attenzione a una dimensione in cui il pensiero critico, il dialogo, l’ascolto e la re-sponsabilità sono elementi decisivi, diviene sempre più urgente.

di CARLA SOLDAT

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L’INDIVIDUO PARADOSSALE

Ogni generazione della Scuola di Francoforte, e forse di tutto il pensiero sociale critico, si è sempre trovata a fare i conti con la questione dell’individuo. Come si costituisce l’io all’interno delle pratiche politiche ed etiche della società borghese e (post)-capitalista, nella filigrana dei suoi meccanismi di potere e conoscenza, in relazione alle istituzioni, allo stato, al sistema economico, agli altri individui? In che misura l’individuo diviene ingranaggio nella riproduzione delle coordinate sociali date, e/o come può aprire la possibilità della loro critica e trasformazione? Il pensiero di uno dei francofortesi più amati e blasonati, Theodor W. Adorno, sembra rappresentare un importante crocevia, decisamente attuale, tra questi percorsi scivolosi e accidentati – anche se percorrere le sue pagine, come ci mostra bene il libro qui recensito, non fornisce alcuna risposta gratificante, bensì solo una sfida teorica e pratica dall’esito non garantito.

di FEDERICA GREGORATTO

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PLURALISMO E CRISI DI SENSO NELLA MODERNITA’

Nella collana Voci la casa editrice il Mulino ha recentemente pubblicato Lo smarrimento dell’uomo moderno, versione italiana di Modernität, Pluralismus und Sinnkrise. Die Orientierung des modernen Menschen. Questa monografia, opera dei sociologi P. L. Berger e T. Luckmann, apparve in lingua tedesca e inglese nel 1995 corrispondendo per finalità e metodo d’indagine ai requisiti della Bertelsmann Stiftung, allora impegnata nella commissione di ricerche empiriche vertenti sulla nozione di Geistige Orientierung. Al contempo, fedeli all’impostazione sociologica consacrata da un classico quale La realtà come costruzione sociale (1966), gli autori impostarono la diagnosi del disorientamento moderno su un ventaglio di presupposti che dall’idea della costruzione sociale dell’identità, attraverso la distinzione tra socializzazione primaria e secondaria, conducevano alla messa a fuoco dei rapporti tra individuo e istituzioni.

di GIACOMO MIRANDA

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TEORIA DEL RICONOSCIMENTO E CRITICA DEL CAPITALISMO

Nel complesso, i cinque capitoli che compongono Capitalismo e riconoscimento, pubblicati originariamente su saggi e riviste nell’arco dell’ultimo decennio, non sembrano riconducibili a un vero tema unitario.ultimo libro di Axel Honneth, intitolato Capitalismo e riconoscimento, ha un pregio in particolare. Composto da saggi e articoli riuniti e tradotti da Marco Solinas, il volume offre al lettore italiano la possibilità di verificare in che modo l’elaborazione honnethiana riesca a presentarsi come una riflessione filosoficamente avveduta sul presente e sulle sue contraddizioni.

di GIUSEPPE RUBINETTI

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Quaderni della ginestra                                         n° 1, anno 2010/1
DALLA «MACCHINA DELLA PAURA» ALLA «POLITICA LAICA»

Paura e laicità sono le parole chiave dell’ultimo saggio del filosofo Roberto Escobar. Contrapposte l’una all’altra, esse appartengono al contesto sociopolitico italiano, punto di partenza per un’analisi acuta del binomio individuo-politica. La paura – afferma l’autore – è un’emozione propria di ogni essere umano, riflette il timore di veder non realizzata la nostra immagine del mondo. Controllarla e vincerla è un desiderio comune, per poterlo realizzare occorre avere la sicurezza di un futuro prevedibile. […]

di MARA FORNARI

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COSTRUIRE SE STESSI NELL’AUTENTICITÀ

Nel suo ultimo libro,La vita autentica, scritto in seguito a un seminario tenuto in occasione di “Torino spirituale 2009”, Vito Mancuso si interroga sul tema dell’autenticità dell’uomo. Tale riflessione individua nell’esercizio della libertà un orientamento interiore che porta a relazionarsi agli altri in maniera reale, costruendo relazioni soddisfacenti che predispongano alla felicità. Si tratta, quindi, di una materia che può incidere in maniera concreta sulla vita del singolo, offrendo risposte o spunti di riflessione in un’epoca che si presenta confusa e priva di punti di riferimento a cui appellarsi. […]

di MIRELLA LUCCHINI

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SOVRANITÀ, GLOBALITÀ, GIUSTIZIA

Uno dei principali obiettivi della filosofia politica contemporanea consiste nell’elaborare una teoria della giustizia globale, teoria che ha il duplice compito di chiarire che cosa significhi la giustizia su scala mondiale e di sviluppare idee praticabili, nella sfera delle istituzioni internazionali e nella condotta politica degli stati, per arrivare a un’idea di mondo giusto.In questo dibattito si inserisce la proposta di Thomas Nagel che, in È possibile una giustizia globale?, si propone di analizzare la realizzabilità della giustizia socio-ecomonica su scala mondiale, concentrandosi «sull’applicazione al mondo nel suo complesso di due questioni centrali della teoria politica tradizionale: la relazione fra giustizia e sovranità e l’ampiezza e i limiti dell’uguaglianza in quanto richiesta di giustizia». […]

di TIMOTHY TAMBASSI

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STRANIERO. UNA FIGURA COMPLESSA

Mai come ora nella società contemporanea si moltiplicano le occasioni di confronto con culture diverse: mezzi di trasporto sempre più rapidi riducono le distanze, mezzi di comunicazione sempre più efficaci accelerano la diffusione di informazioni. È in questo contesto che diventa essenziale comprendere le dinamiche del nostro rapporto con l’altro, attraverso l’analisi storica e concettuale della nozione di straniero. Partendo da una poesia di Baudelaire tratta dallo Spleen di Parigi, Umberto Curi delinea nel suo ultimo saggio, Straniero, una figura complessa di straniero, dalla natura costitutivamente duplice: se da un lato lo straniero si presenta come enigma che ci interroga, ineliminabile minaccia che vorremmo in qualche modo “addomesticare”, dall’altro lo straniero si configura come portatore di un dono. […]

di CRISTINA TRAVANINI

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