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Figure dell’individualismo

Quaderni della ginestra                                         n° 20, anno 2017/1

LE PERSONE E I LORO CORPI. DAL DUALISMO NON CARTESIANO ALLA RIFLESSIONE MORALE IN E. J. LOWE

Obiettivo di queste pagine è delineare i tratti essenziali della posizione di E.J. Lowe circa il rapporto mente-corpo, evidenziandone le ricadute sulla riflessione morale. Nella prima parte mi soffermerò sul problema mente-corpo nel dibattito contemporaneo, analizzando le classificazioni di Kirk Ludwig e Andrea Lavazza. Nella seconda analizzerò la proposta dualista non cartesiana di Lowe, che definisce la relazione mente-corpo come un rapporto tra due sostanze individuali distinte, ma non separabili. Nella terza, infine, offrirò uno spunto per un’analisi della riflessione morale di Lowe, strettamente connessa alle tematiche affrontate.

di TIMOTHY TAMBASSI

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Quaderni della ginestra                                         n° 19, anno 2016/3

MUTUA SOLIDARIETÀ TRA GLI UOMINI

Abbiamo iniziato dalla natura dell’uomo considerato come essere individuale; siamo partiti dal suo bisogno, che gli attribuisce dei diritti sui suoi simili e sull’universo e che, a questo proposito, gli conferisce anche un diritto virtuale assoluto; abbiamo riconosciuto questo diritto, l’abbiamo previsto come necessario, legittimo, santo: in una parola, non soltanto abbiamo ammesso l’egoismo umano ma abbiamo, per così dire, incoronato siffatto egoismo: ed ecco che, per altro verso, attraverso ragionamenti stringenti siamo giunti alla carità. Di più: la carità, nella sua essenza, non era stata ancora compresa filosoficamente; rimaneva basata su ciò che si definiva Rivelazione nella misura in cui serviva, al bisogno, da fondamento per questa Rivelazione; per quanto ne sappiamo, non ne era stata data una dimostrazione metafisica; e questa dimostrazione è scaturita per noi dal principio medesimo dell’egoismo umano, di questo interesse dell’io dal quale eravamo partiti.

di PIERRE LEROUX

traduzione di ELIO CANALI

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Quaderni della ginestra                                         n° 17, anno 2016/1

IMMAGINAZIONE E IDENTITÀ

Dell’immaginazione apprezziamo in genere la creatività, la libertà, la capacità di conquistare una distanza rispetto al reale. Tuttavia si può dubitare della sua capacità di integrare in modo positivo la nostra concezione del mondo e di noi stessi. L’immaginazione, infatti, può apparire una fuga, un espediente per non affrontare la realtà e per rifugiarci in una dimensione fantastica, per non assumerci responsabilità. In uno scritto del 1940, tradotto in Italia con il titolo Immagine e coscienza, Sartre sottolinea la miseria della coscienza che si rifugia nell’immaginazione e insiste sulla povertà dell’oggetto immaginato rispetto all’oggetto percepito: l’oggetto dell’immaginazione è costruito dalla coscienza che immagina, che non può pertanto trovarvi nulla di nuovo, di inaspettato, nulla che le insegni qualcosa.

di SILVANO ALLASIA

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Quaderni della ginestra                                         n° 16, anno 2015/3
UNA COMUNE BANDIERA. MARXISTI E ANARCHICI NELLA PRIMA INTERNAZIONALE

Marxisti e Anarchici – questi termini non erano abituali a quei tempi – fecero parte dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori – la Prima Internazionale – fin dalle sue origini nel 1864. I dissensi fra i sostenitori di Marx e quelli di Bakunin portarono a un’aspra scissione nel 1872. Subito dopo l’Internazionale “Marxista” si dissolse di fatto, mentre gli adepti di Bakunin diedero vita, con la Conferenza del 1872 a Saint-Imier in Svizzera, alla loro propria Internazionale che, seppure in forme precarie, tuttora esiste. Secondo Marx, le ragioni della divisione stanno nelle tendenze pan-slave di Bakunin e nel suo frazionismo antidemocratico e cospirativo. Per Bakunin la scissione è la conseguenza sia dell’orientamento pan-germanico di Marx sia del suo atteggiamento autoritario e intollerante.

di MICHAEL LÖWY

traduzione di MAURIZIO CARENZI

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Quaderni della ginestra                                         n° 14, anno 2015/1
LA LIBERTÀ E L’INDIVIDUALITÀ SECONDO STIRNER

La riflessione di Stirner sulla libertà propria si iscrive all’interno di un’analisi del liberalismo, che ha al proprio centro i concetti di popolo, diritto e Stato. I movimenti contemporanei che reclamavano le costituzioni e l’allargamento dei diritti – ricordiamolo, siamo nel 1844 – forniscono a Stirner un modello storico concreto di che cosa significasse la lotta per la libertà. Le costituzioni reclamate dai liberali costituivano però, a suo giudizio, nuovi vincoli, esigevano abnegazione, non giovavano alla valoriz­zazione di se stessi. Non c’è nessuno Stato in cui io possa essere libero. Al suo interno – afferma – non è permesso avere rapporti liberi, cioè spontanei, con gli altri (ivi). La dipendenza, anche nella forma moderna di una subordina­zione alla legge, resta un rapporto religioso (301), cioè rinvia a quella forma di aliena­zione che Stirner, con Feuerbach, giudica ancora primaria.

di FERRUCCIO ANDOLFI

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Quaderni della ginestra                                           n° 13, anno 2014/3
L’INDIVIDUO COME RESIDUO? OSSERVAZIONI INTERDISCIPLINARI

Questo breve articolo è diviso in due parti, nella prima parte si cercherà di mettere a fuoco la concezione dell’individuo seguendo l’approccio psicologico di un classico autore americano, William James (1842-1910), nella seconda parte, l’attenzione sarà rivolta alla riflessione della sociologia di matrice europea, con riferimento a Émile Durkheim (1858-1917). Si tenterà di analizzare e chiarire le motivazioni e gli aspetti critici di entrambi questi punti di vista che, rispettivamente, attribuiscono l’uno un ruolo incisivo (attivo) all’individuo agente, l’altro, al contrario, un ruolo residuale (passivo) per quanto ineliminabile.

di MICHELA BELLA e MATTEO SANTARELLI

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Quaderni della ginestra                                         n° 11, anno 2014/1
IL SIGNIFICATO DELL’INDIVIDUO

Ho intenzionalmente riservato a questa parte finale una questione rilevante che si impone attraverso la filosofia di Schopenhauer: la questione di quale significato assuma, al suo interno, l’individualità umana. Per il concetto di individualità le conseguenze derivanti dai fondamenti metafisici del sistema, e dalla teoria della conoscenza che vi trova sviluppo, non lasciano alcun margine di dubbio. Se tutto ciò che si presenta nello spazio, nel tempo e nella connessione causale, appartiene al mero fenomeno, e se l’essenza soggiacente ai fenomeni appare superiore a spazio, tempo e causalità, e pertanto ad ogni distinzione tra molteplicità e singolarità, è incontrovertibile affermare che anche l’individuo umano non appartiene ad altro che all’esteriorità del mondo, all’involucro intessuto di sogni che avvolge la cosa-in-sé.

di JOHANNES VOLKELT

traduzione di GIACOMO MIRANDA

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Quaderni della ginestra                                         n° 10, anno 2013/3
LE TRE MISSIONI DI NIETZSCHE

Tre sono le missioni di Nietzsche che mi appresto a illustrare. La prima è la distruzione della filosofia concettuale o sistematica; la seconda, la trasfigurazione della crisi dell’Occidente, il tramonto dell’Occidente; la terza, la fondazione della religione laica. «Ho letto come sempre con piacere il Suo saggio sul Crepuscolo degli idoli di Nietzsche. La Sua scrittura chiara ed efficace mi aiuta, come sempre, a capire. Ma, una volta che ho capito, il pensiero complessivo di Nietzsche mi sfugge. Mi appassiona, mi avvince, ma alla fine mi sfugge».

di SOSSIO GIAMETTA

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Quaderni della ginestra                                         n° 9, anno 2013/2
L’ETICA DELL’INDIVIDUO

Gli organizzatori conoscevano i miei interessi e le mie competenze nel proporre il titolo. Ma io l’ho accettato con convinzione, preferendolo a un altro possibile, “L’etica individualistica”. Perché quest’ultima formula allude al contenuto dell’etica, all’individuo come suo valore centrale, l’altra invece, “l’etica dell’individuo”, contiene una feconda ambiguità. L’individuo vi compare in una doppia veste: come colui che è autore della posizione etica e come termine di riferimento, o valore, della medesima (in questo secondo senso la formula ha lo stesso significato di etica individualistica). Un insegnante di lettere direbbe che il genitivo è insieme soggettivo e oggettivo.

di FERRUCCIO ANDOLFI

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Quaderni della ginestra                                         n° 7, anno 2012/3
AMORE DI Sè E NARCISISMO NEI FILOSOFI INDIVIDUALISTI DELL’OTTOCENTO

I filosofi hanno affrontato la questione del narcisi­smo nel qu­a­­dro di una diagnosi della modernità come epoca dell’individualismo. Essi non hanno sempre una percezione precisa delle dinamiche psichiche in gioco e si muovono piuttosto sul terreno dell’etica o della teoria sociale. Di rado l’egoismo di cui parlano possiede la componente affettiva presente nel narcisismo, per lo più indica un processo autoconservativo dell’io. Tuttavia negli ultimi due secoli filosofi e teorici sociali hanno fornito elementi utili per definire le condizioni di formazione di una personalità supposta sana e indicato i rischi che corre in un ambiente orientato verso una individua­lizzazione sempre più spinta e insieme, paradossal­mente, verso il conformismo sociale.

di FERRUCCIO ANDOLFI

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Quaderni della ginestra                                         n° 6, anno 2012/2

KANT, L’UNIONE SESSUALE E LA TRADIZIONE MORALE DELL’OCCIDENTE

La concezione kantiana del matrimonio non è l’opinione privata di un pedante anemico e senza contatto con la vita reale, di uno che era stato a suo tempo uno scapolo bisbetico, – essa è piuttosto il concetto del matrimonio secondo le leggi della ragion pura. Se ciò ci sorprende o addirittura scandalizza, su questa reazione emotiva, in un primo momento, non abbiamo affatto le idee chiare. Si è indignati per l’apparente “cinismo” con cui Kant caratterizza il rapporto amoroso fra uomo e donna, – per il modo sobrio e desolante con cui chiama per nome cose su cui si trova in genere posato il fine velo delle sensazioni poetiche, cose che sono inoltre avvolte in usanze remote e rispettabili. Il matrimonio non è forse considerato come l’istituzione più sacra dell’essere-uomo, come la culla della vita che sempre si rinnova, il terreno materno di ogni civiltà e umanità? L’esplicazione kantiana del matrimonio non colpisce in pieno viso la tradizione umanitaria? Questo è quel che appare soltanto a una considerazione superficiale.

di EUGEN FINK

Introduzione e traduzione  di SIMONA BERTOLINI

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Quaderni della ginestra                                         n° 5, anno 2012/1

RESPONSABILITA’ PERSONALE E SOVRAPERSONALE. L’ETICA E L’UMANO

I conflitti morali tra la società e il sin­golo trag­go­no origine dal fatto che questi è tenuto a una responsabilità non solo personale, ma anche sovrapersonale. Quando si tratta di me soltanto, posso ben essere, in ogni circostanza, paziente, pronto al perdono, indulgente, mise­ri­cor­dioso. Ciascuno di noi, tuttavia, si trova a rispondere non solo di se stesso ma anche di una situazione e costretto, perciò, a prendere deci­sioni contrastanti con la sua privata integrità. Così, accade all’artigiano a capo di una piccola impresa o al musicista divenuto direttore d’orchestra di non poter essere gli uomini che vor­rebbero. Il primo deve licenziare un operaio incapace o alcolizzato, a di­spetto della compassione che prova per lui e per la sua famiglia; al se­condo non è concesso di lasciare ancora esibirsi una cantante della quale ha apprezzato la voce, benché sappia di procurarle un dolore con il suo divieto.

di ALBERT SCHWEITZER

Introduzione e traduzione  di DONATELLA GORRETA

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Quaderni della ginestra                                         n° 4, anno 2011/3
I RECENSORI DI STIRNER: FEUERBACH

Se Stirner abbia letto e compreso L’essenza del cristianesimo di Feuerbach, lo si potrebbe dimostrare con una critica specifica, che qui non è il caso di produrre, dello scritto in questione. Ci limitiamo, pertanto, a poche osservazioni sparse. Feuerbach crede di parlare nel linguaggio di Stirner, quando dice: «Un segno della religiosità di F., della sua “condizionatezza” è appunto il fatto che egli è ancora infatuato di un “oggetto”, che egli vuole, che egli ama ancora qualche cosa, – un segno, questo, che egli non è ancora giunto alle altezze dell’idealismo assoluto dell’ “egoismo”»

di MAX STIRNER

traduzione di GIACOMO MIRANDA e ELENA D’ANGELO

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Quaderni della ginestra                                         n° 3, anno 2011/2
CONTROLLO DEGLI AFFETTI E TESSUTO SOCIALE. LA TEORIA DEL PROCESSO DI CIVILIZZAZIONE DI NORBERT ELIAS

Il capolavoro di Norbert Elias Il processo di Civilizzazione. Le trasformazioni dei costumi nel mondo aristocratico occidentale (1939), scritto al tempo del terzo Reich, destò scarso interesse quando fu pubblicato in tedesco, ma fuori dai confini della Germania, dal suo autore emigrato. Nel primo decennio del dopoguerra l’opera condusse un’esistenza anonima nel quadro della sociologia. Il suo approccio storico e interpretativo la fece passare inosservata ai sociologi, mentre il proposito di un’imponente costruzione teorica le precluse il consenso degli storici di professione.

di AXEL HONNETH e HANS JOAS

traduzione di GIACOMO MIRANDA

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Quaderni della ginestra                                         n° 2, anno 2011/1
Rolf DenkerSOLIDARIETA’ NEL MONDO DELL’ASSURDO: CAMUS

Similmente a Kirillov, l’ingegnere dei Demoni di Dostoevskij, Camus, nel saggio Il mito di Sisifo, è angosciato dal problema del suicidio. Sulla grande considerazione di Camus per quel romanzo mi ero già soffermato all’inizio del capitolo dedicato a Dostoevskij. Ora il mio proposito è mettere meglio a fuoco l’intera questione. Oggigiorno è ancora possibile appurare che molti nostri simili, a dispetto di tutto il benessere esteriore, delle infinite possibilità di evasione dal quotidiano, del diletto e del divertimento, vivono nell’insoddisfazione di sé e del mondo.

traduzione di GIACOMO MIRANDA

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Quaderni della ginestra                                         n° 1, anno 2010/1
L’INDIVIDUO E IL SUO BENE

Che l’individuo erri o che sia nella giusta direzione, è sempre la ricerca del suo bene a condurne i passi e tutto ciò che si trova a portata della sua mano o del suo intelletto gli è indifferente se non sembra servirgli a procurargli questo bene, sia in un modo positivo, sia risparmiandogli una pena. Quando nel mondo antico lo vediamo moltiplicare i riti e i sacrifici propiziatori; sottomettersi con la minuziosità più estrema alle formalità di un culto i cui dèi sono tanto più esigenti quanto più sono numerosi e vicini all’uomo; vivere nell’angoscia di aver destato per una negligenza involontaria la collera di una potenza occulta che vuole la sua parte di omaggi ­­– capiamo perché Epicuro, figlio di un’indovina ed esorcista, abbia avuto pietà di questa schiavitù e tentato di liberarne lo spirito umano.

di EUGÉNE FOURNIÉRE

a cura di SIMONA BERTOLINI

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